Bio-distretti, un incontro

09/01/2015, Tirana, Albania, Lucia scrive:

Bio-distretti, un incontro


Una mattina, durante il nostro quotidiano lavoro d’ufficio, è arrivato l’invito a partecipare ad un workshop di 3 giorni dal titolo "Bio-distretti come luogo di innovazione sociale, economica e tecnologica" organizzato a Roma. I bio-distretti sono uno dei progetti che seguo all’interno di Bazh. Oltre all’attività di fund-raising per l’implementazione del bio-distretto della regione di Argirocastro, nel  sud-est dell’Albania, sono riuscita ad avviare una collaborazione, ancora in fase embrionale, con due realtà italiane: la Presila, in provincia di Cosenza, regione Calabria, e la Val Fortore, in Campania. Due realtà molto diverse tra loro, con le quali si potrebbe avviare un interessante rapporto di scambio e una comune progettualità proprio su questo tema.

La Calabria ha un’esperienza ormai consolidata sul campo, realizzata da una serie di associazioni e comitati territoriali che hanno operato in questi ultimi anni una profonda azione di sensibilizzazione sulle tematiche del rispetto ambientale e della gestione partecipata e responsabile dei rifiuti. Sono stati realizzati laboratori all’interno delle scuole e momenti di confronto con le comunità dei paesi coinvolti nonché la  proposta di un piano di rifiuti zero in stretto contatto con le istituzioni locali e accademiche.

In Campania, seppur in fase embrionale, è stato avviato un lavoro di mappatura del territorio e di identificazione di esperienze virtuose e attori-chiave all’interno di un progetto di valorizzazione delle risorse naturali e produttive dall’area.  È una zona che include sei comuni della Val Fortore, il cui isolamento geografico ha consentito e facilitato il mantenimento di tradizioni locali, come le attività produttive delle norcinerie, che riteniamo abbiano un grande potenziale all’interno di una progettualità bio-distrettuale.

I giorni prima del workshop mi trovavo in Italia proprio per visitare la Val Fortore. Ho proposto la mia partecipazione, assieme a quella del Consulente scientifico Bazh Davide Rossi, al workshop di Roma.

Ho avuto il piacere di ascoltare le storie del bio-distretto della Via Amerina e delle Forre, così come della BioVallée in Francia. Ho sentito la sensibilità condivisa sui temi della protezione dell’ambiente, della valorizzazione dei territori. Ho sorriso nel vedere le immagini della bio-scuola realizzata dagli architetti dell’Istituto Nazionale di Bio-Architettura. E, al di là dei relatori e delle relatrici, tutti i produttori e le produttrici sono gli attori principali di un sano sviluppo locale. La formalità degli incontri ufficiali si perde nella conoscenza reciproca.

Il secondo giorno, ci siamo spostati a Corchiano, in provincia di Viterbo. Un meraviglioso paesino dove ogni famiglia ha la sua piccola macchina per il compostaggio, cosicché l’humus prodotto possa esser utilizzato come fertilizzante per i campi. Nell’adottare questa buona pratica, gli abitanti del paese ricevono anche una riduzione sulla tassa dei rifiuti. Raccolgo tutte queste informazioni, sperando di poter, un giorno, contribuire alla loro realizzazione nei territori del mio passato e del mio presente: la Calabria, dove l’emergenza rifiuti persiste da vent’anni a causa delle politiche del malaffare; l’Albania, dove gli unici a dare un contributo reale sono le popolazioni rom che selezionano dai bidoni della raccolta indifferenziata la plastica e la carta da rivendere.

Mi piacerebbe vedere ogni donna e ogni uomo, prendersi cura del territorio, al pari della propria casa.

I bio-distretti come realtà amministrativa: un sogno lontano, di non facile applicazione. Ma obiettivi così difficili servono comunque a tracciare una traiettoria.

Il bio-distretto è territorio, tradizione, ambiente, cultura e, soprattutto, relazione. Corpi in relazione con i propri luoghi.

Lucia

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