Onashowewin: il modo in cui vediamo la giustizia

25/10/2018, Winnipeg, Canada, Clara scrive:

Un cerchio che si chiude: visita al Centro Nazionale per la Verità e la Riconciliazione

National Centre for Truth and Reconciliation


Mancano tre giorni alla partenza e quale miglior modo per concludere la mia esperienza canadese se non visitando il Centro Nazionale per la Verità e la Riconciliazione? È come un cerchio che si chiude per me. Nel 2014 venni a conoscenza della Commissione per la Verità e la Riconciliazione (TRC - Truth and Riconciliation Commission) canadese, creata per riconoscere le esperienze di coloro che hanno frequentato le scuole residenziali (descritte nel mio secondo racconto in questa rubrica), il loro impatto e le loro conseguenze; creare un ambiente olistico e culturalmente appropriato perché i sopravvissuti possano farsi avanti e parlare di ciò che ricordano essergli accaduto; promuovere consapevolezza sulle scuole residenziali perché la popolazione canadese nella sua interezza ne sia a conoscenza; identificare risorse e creare la più completa documentazione storica possibile; produrre delle raccomandazioni (94 "calls to action")  per il governo canadese su come riconciliare i popoli indigeni e canadesi; supportare la commemorazione degli ex studenti delle scuole residenziali e delle loro famiglie.

Questa mattina mi sono avviata verso il campus dell’Università del Manitoba e mi sono messa alla ricerca della casa di mattoni rossi di cui ho visto la foto online e che ospita l’archivio (realizzato dalla TRC) più completo riguardante le scuole residenziali e chi le ha frequentate, e una piccola esposizione di oggetti cerimoniali che hanno accompagnato la TRC in giro per il paese durante i suoi anni di attività (2008-2015).

Scatola di legno di Luke Marston

Sono entrata nell'edificio e non ho potuto fare a meno di notare un oggetto che avevo più e più volte visto in fotografia durante le mie ricerche sulla commissione e il suo lavoro, mentre scrivevo la tesi triennale: una magnifica scatola di legno intagliata con i tre visi - di una persona First Nation, Inuit e Métis – in tributo agli studenti delle scuole residenziali. La facciata principale rappresenta la nonna dell’artista (Luke Marston) con le due dita rotte quando frequentava la scuola residenziale di Kuper Island. Sul retro, che non avevo mai avuto modo di osservare in foto, vi e un magnifico intaglio di un thunderbird, l’uccello che nella cultura indigena rappresenta l’acqua, elemento sacro in quanto porta vita nel grembo materno. La scatola ha viaggiato per tutto il Canada facendo parte delle cerimonie di apertura (vi si potevano riporre degli omaggi) durante le quali i sopravvissuti delle scuole residenziali avevano modo di parlare, spesso per la prima volta, degli abusi subiti e dei traumi con cui hanno convissuto silenziosamente per tutta la loro vita. Parlarne ad alta voce per molti è stato terapeutico, come liberarsi di un peso che si è sempre silenziosamente portato sulle spalle. Le famiglie delle vittime, spesso e inconsapevolmente intrappolate in un trauma intergenerazionale, hanno avuto modo di comprendere certi comportamenti dei loro cari e di conoscere meglio loro e se stessi.

Quando ho visto la scatola sono rimasta per un attimo senza parole, di che coincidenza si poteva trattare? Questo oggetto ha girato tutto il paese ed ora era li di fronte a me, nell'unica città canadese in cui ho vissuto. Mi ha fatta sentire come se tutto si fosse allineato, come se fossi stata nel posto giusto per tutto questo tempo.

Una dipendente mi ha gentilmente fatto da guida per le stanze del centro, spiegandomi il significato degli oggetti esposti. È stato di recente aggiunto alla collezione un quadro che rappresenta una famiglia che saluta i figli in partenza per la scuola residenziale con un idroplano (in quanto molte delle comunità indigene erano isolate e raggiungibili solo via acqua/aria). La mia interlocutrice mi ha spiegato come molti visitatori si siano riconosciuti in quel dipinto, rendendo ancora più intensa la loro visita a questo luogo.

Bandiera cerimoniale

Il centro è aperto a scuole, studiosi, visitatori, ai sopravvissuti e alle loro famiglie. Mi è stato detto che in alcuni mesi si sono raggiunte le 500 visite. Oltre a percorrere la piccola mostra, è possibile leggere in loco i libri della loro biblioteca e consultare il vasto archivio online sui computer. È presente una persona addetta specificatamente all'accoglienza e accompagnamento dei sopravvissuti e/o delle loro famiglie per aiutarli nella consultazione dell’archivio, nel caso fossero interessati a ricercare informazioni sui loro parenti. Se non si riuscisse a trovare nulla in giornata, il centro invia i dati richiesti via posta.

Conclusa la mia visita ho raccolto i materiali cartacei disponibili e ringraziato per la calorosa accoglienza. Una volta arrivata in ufficio ho mostrato una delle riviste appena ricevute a una mia collega: in questa pubblicazione, chiamata "Imagine a Canada", sono stati stampati i disegni di bambini a cui è stato chiesto di disegnare cosa significa per loro la parola riconciliazione. Abbiamo sorriso per vari minuti sfogliando le pagine raffiguranti bambini indigeni e non indigeni che corrono insieme in un prato fiorito sotto il sole o siedono in cerchio intorno a un fuoco e ridono. Si spera che in futuro tutti possano guardare questa complicata parola con tale semplicità.

Le 94 raccomandazioni sono state pubblicate nel giugno del 2015. CBC news ha creato una pagina web – Beyond 94 – dove vengono monitorati i progressi nel “viaggio” della riconciliazione. Nel giugno del 2018, secondo questo studio, sono state completate 10 misure su 94. Per sapere di quali si tratta, consiglio questa interessante lettura interattiva: https://newsinteractives.cbc.ca.

Clara

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