Onashowewin: il modo in cui vediamo la giustizia

12/07/2018, Winnipeg, Canada, Clara scrive:

Prendersi cura l’uno dell'altro: un progetto di promozione della dignità per le persone con la SAF

Un raduno a contatto con la madre terra


In ufficio viene chiesto se qualcuno vuole accompagnare i due “anziani” (inteso come status, non necessariamente per l’età), Karen e Wally Swain, a un raduno a cui sono stati invitati per condividere i loro insegnamenti, e non perdo l’occasione di dire che sarei felice di partecipare.

Il raduno in questione si chiama “Looking after each other” (prendersi cura l’uno dell’altro) e viene organizzato una volta all’anno con l’assistenza di Healthy Child Manitoba Office (HCMO) in supporto alle persone con la Sindrome Alcolica Fetale SAF (per maggiori informazioni: http://www.epicentro.iss.it/) e alle donne che hanno fatto uso di alcol durante la gravidanza. L’evento ha visto, dal 2015, la partecipazione di un network di individui e organizzazioni che collaborano all’interno della provincia del Manitoba per promuovere la prevenzione, la ricerca e  le attività di inclusione nel campo della SAF.

Il fuoco sacro

Analizzando i programmi promossi dalla coalizione SAF, si è scoperto che l’80-85% dei partecipanti, e il 95% dei partecipanti ai programmi di prevenzione, si identificano come indigeni. Per questo motivo, è stata riconosciuta la necessità di coinvolgere i leader e gli anziani della comunità indigena sia per spiegare in modo appropriato come il passato ha portato alla situazione attuale sia perché si ritiene  che (ri)connettersi alla cultura sia di grande supporto.

Il raduno si tiene fuori città, a Lower Fort Garry, dove la giornata si apre con le cerimonie indigene della pipa e dell’acqua. Arriviamo in questo sito storico nazionale molto presto al mattino e un totale di circa 100 partecipanti si raduna in cerchio attorno ad un fuoco, sotto le piante. Gli anziani, uomini e donne arrivati da ogni parte della provincia, prendono posto su delle grandi coperte colorate e alcuni di loro iniziano a fumare lunghe pipe, mentre altri suonano tamburi o gusci di tartaruga riempiti probabilmente di semi. Mentre mi siedo su una panchina e mi avvolgo in una grande coperta, gli anziani, uno alla volta, iniziano a cantare in lingua indigena e spiegano successivamente il significato delle canzoni in inglese, svelando l’insegnamento sottostante (umiltà, amore, sacralità dell’acqua). Quando finalmente il sole si alza in cielo e i suoi raggi iniziano a penetrare tra gli alberi che ci stanno facendo da covo, veniamo sorpresi da una classe di bambini con FAS che, cantando una canzone scritta da loro, ci illustrano le parti del cervello e come ognuna controlla una specifica funzione (linguaggio, udito, moto, ecc.). Chi può farci da migliore maestro sulla SAF se non chi ne ha esperienza ogni giorno?!

La comunità

La classe torna in città e, mentre si procede con il programma della giornata (spiegazioni scientifiche sulla FAS e vari discorsi tenuti dalle persone che lavorano nel campo), vengono proposte svariate attività come suonare il tamburo, costruire un bastone della vita (decorando un pezzo di legno con perline, nastri e piume rappresentando le varie fasi della propria vita), disegnare e colorare. Mi viene spiegato che avere le mani impegnate può essere una proposta simpatica per andare incontro a chi ha difficoltà ad ascoltare gli oratori stando seduto/a per ore.

Prendo coraggio e mi avvicino ai suonatori di tamburo, che subito mi invitano a prenderne uno e ad unirmi al loro cerchio per cantare e suonare. Inizio timidamente a battere la bacchetta sul cuoio che mi rimbalza in mano ad ogni colpo e, pian piano, riesco ad afferrare il ritmo e suonare all’unisono con le donne del programma Life’s Journey (per adulti con la SAF) dalla mano ferma ed esperta.

La prima giornata viene conclusa da due anziane che ci spiegano le proprietà benefiche delle erbe medicinali, ci coinvolgono mostrando campioni di vario genere e ci raccontano delle proprie esperienze, fiere del sostegno spirituale e materiale che forniscono alla propria comunità.

Il secondo giorno inizia in uno spazio coperto, a causa della pioggia che durante la notte ha bagnato il prato. Vengono formati dei tavoli di discussione su base territoriale e, per un paio d’ore, viene esaminata la possibilità di organizzare il raduno a nord, in un luogo accessibile alle comunità indigene circostanti, e si cerca di fare brainstorming su come raccogliere i fondi necessari.

Di questa seconda giornata mi colpisce la modalità in cui si decide di spiegare le difficoltà quotidiane di chi vive con la SAF: i partecipanti (adulti) dei programmi si intervistano a vicenda e ci raccontano di come sia difficile arrivare a un appuntamento in tempo a causa della facilità con cui si viene distratti; di come sia importante essere trattati con rispetto; di cosa (e di cosa non) si ha bisogno dai servizi e dalle persone di supporto.

Da queste due giornate mi porto a casa qualcosa di speciale: ricorderò sempre le risate, il buon umore e il modo genuino in cui la comunità dimostra il più sincero sostegno ai suoi membri, tutti i suoi membri.

Clara

Torna sù

Link Rapidi

Universitas Forum Rivista Internazionale

HDRNet Biblioteca Elettronica

Racconti dal campo dei nostri Tirocinanti

Sito Web realizzato con TYPO3 CMS da Archimede Informatica         ||         Gestione Cookie