Onashowewin: il modo in cui vediamo la giustizia

20/09/2018, Winnipeg, Canada, Clara scrive:

E. Fry: lavorare con le donne, per le donne


Venerdì scorso, due membri dell’Elizabeth Fry Society Manitoba sono venuti ad Onashowewin per un incontro di networking. Lo staff di Onashowewin ha accolto la direttrice generale Jyoti Singh e Trudy Stevenson, una delle sue impiegate, nell’area conferenze e ci siamo seduti tutti intorno ad un tavolo, curiosi di conoscere l’uno il lavoro dell’altro.

L’Elizabeth Fry Society of Manitoba (EFSM) Inc. è un’organizzazione no profit indipendente che fu creata nel 1983 per rispondere ai bisogni delle donne coinvolte nel sistema giudiziario provinciale e federale.

Il 90% delle donne che partecipano ai loro programmi sono indigene. Questa dev’essere la ragione per cui, nel 2006, E. Fry venne trasformata in un’organizzazione indigena volta a fornire servizi di advocacy, accesso alle risorse e supporto alle donne in conflitto con la legge. Jyoti e Trudy ci hanno spiegato le maggiori difficoltà affrontate dalle loro clienti, che sono le stesse vissute dai partecipanti di Onashowewin: dipendenze, povertà, problemi di salute mentale, marginalizzazione, razzismo, effetti a lungo termine delle scuole residenziali e altre forme di discriminazione.

Ci hanno descritto, poi, alcuni dei loro programmi di successo, partendo dal Bail Verification and Supervision Program che consiste nell’offrire supervisione e supporto a donne e donne transgender adulte accusate di reati e in attesa di processo. Negli ultimi 5 mesi, E. Fry ha pagato la cauzione e fatto rilasciare 30 donne, dando loro la possibilità di vivere nella comunità e mettendo a disposizione risorse come alloggio e assistenza psicologica. Recentemente, un’anziana/consulente spirituale ha iniziato a lavorare per il programma di cauzione una volta alla settimana.

La ragione per cui questo programma è ben visto e di successo è che E. Fry rispetta le condizioni di cauzione ed è imparziale. Se le condizioni non sono rispettate e le loro clienti commettono delle infrazioni, E. Fry lo deve riportare. Allo stesso tempo, l’organizzazione prova sempre a esaminare le politiche per far rilasciare più donne e aiutarle in un ambiente più salutare.

Le uniche donne con cui non lavorano sono coloro che hanno commesso reati di incendio doloso, reati contro bambini e donne che sono già state condannate; non possono essere accettate nel loro programma comunitario, ma vengono sempre reindirizzate verso altre risorse e programmi.

E. Fry ha due liste d’attesa separate, una per le donne rilasciate presso la loro residenza comunitaria, l’altra per le donne rilasciate presso indirizzi esterni (e che dovranno frequentare E. Fry una volta alla settimana). Questa soluzione è stata pensata per evitare di avere un’unica lista dipendente interamente dai posti liberi nella residenza dell’organizzazione.

E. Fry, inoltre, ha due unità di alloggi e sta progettando di averne una terza dedicata alla reintegrazione nella società delle donne che escono dal carcere.

Un altro programma interessante che ci hanno illustrato durante il meeting è il Free Clothing Program, che in passato era dedicato solamente alle donne che avevano un’udienza o che erano appena uscite di prigione, mentre ora è aperto a tutti ogni lunedì dalle 13.30 alle 15.00. Recentemente hanno dato vita a una partnership con la John Howard Society, creando una piccola sezione per vestiario da uomo e uno spazio per incontri con un reintegration worker.

Un altro programma interessante, che Jyoti ha detto essere molto amato dalle donne, è il Food Program. Qui le donne hanno la possibilità di partecipare a classi di cucina, che includono ricette tradizionali indigene, per conoscere opzioni nutrizionali più salutari.

Altri tre servizi messi a disposizione sono il programma contro le dipendenze Kicking Addictions, il programma di gestione della rabbia Women for Change e il programma per fermare i furti Stoplifting Program.

Infine, un progetto ha particolarmente attirato la mia attenzione e mi ha sorpresa, in quanto non ho mai sentito dell’esistenza di nulla di simile prima d’ora. Il Reading Stories Project si pone l’obiettivo di mantenere la relazione tra le donne istituzionalizzate e i loro figli tramite la lettura. Un volontario va in carcere e registra le madri che leggono un libro e ogni due settimane ne edita l’audio presso l’ufficio di E. Fry. Una volta pronta, la registrazione e il libro vengono mandati ai bambini, così che possano leggere insieme alle loro mamme.

Le due visitatrici hanno concluso la loro presentazione riconoscendo la difficoltà di questo lavoro e come le persone che vi si impegnano facciano la differenza. Ho sentito che le persone che avevamo di fronte avevano la forte motivazione necessaria per aiutare queste donne troppo spesso dimenticate e lasciate sole ad affrontare situazioni estremamente difficili. Una frase che ha detto Trudy mi è rimasta particolarmente impressa: “È difficile abbandonarle (le donne che cercano il loro aiuto) perché troppe persone le hanno abbandonate”.

Il lavoro di E. Fry è davvero coraggioso e da considerarsi decisivo per chi ha la volontà di cambiare la propria vita. Quest’organizzazione garantisce i diritti fondamentali di chi è stato marginalizzato dalla società, dà a queste donne una seconda possibilità, mettendo a disposizione gli strumenti e il supporto che molte di loro non hanno mai avuto.

Clara

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